
In una grande città nel nord della Cina, a metà degli anni Sessanta, un ragazzino vive come tanti bambini cinesi. Abita con la sua famiglia in un piccolo appartamento. A volte accompagna il nonno al parco e lo guarda mentre fa Tai Chi Chuan. Altre volte sta con la nonna mentre lei cucina o gioca a carte. Il ragazzino adora disegnare e poiché non ci sono soldi per comprare la carta, sua sorella gli porta da scuola un pezzetto di gesso. Un giorno il Presidente Mao proclama la Rivoluzione Culturale. È l’inizio di un periodo terribile ed esaltante. Ogni giorno accadono fatti brutali, talvolta strazianti ma, malgrado tutto, il paese crede fermamente nel suo Presidente. Il ragazzino si chiama Chen Jiang Hong ed è l’autore di questo libro. Con il suo sguardo di allora e con il talento pittorico di oggi, ci racconta la vita della sua famiglia e allo stesso tempo uno dei periodi più turbinosi e terribili della storia contemporanea.

L’ascolto è un atto meraviglioso.
Ho sempre pensato che mettersi in ascolto fosse una parte essenziale delle mie attività in lingua cinese; una storia, una lingua straniera, molte persone, l’altro, tante emozioni che se non si è attenti ad accogliere, possono lasciare tracce molto diverse. Generalmente chi si pone in ascolto possiede già uno stato d’animo pronto a cogliere, raccogliere, accettare un sapere nuovo, un piccolo filo da intrecciare alla propria storia, dove l’intreccio presuppone già l’atto di fare proprio, di lavorare con le proprie mani e la propria mente qualcosa di nuovo e di diverso.
In aprile ho partecipato a una giornata di formazione organizzata da Equilibri con l’autore 陈江洪 Chen Jiang Hong, incontrato nuovamente a Carpi in occasione della Festa del Racconto; due appuntamenti che difficilmente riuscirò a dimenticare considerando l’immensa stima che provo per Chen e l’emozione di poterlo ascoltare dal vivo.

Chen Jiang Hong nasce nel 1963 a 天津 Tianjin, città (e municipalità) a nord-est della Cina; la sua infanzia viene attraversata da un delicato momento storico, 文化大革命 la Rivoluzione Culturale (1966-76), il quale assume un peso notevole nella vita di Chen e della sua famiglia. Scene di vita quotidiana e familiare trasformate lentamente in qualcosa di molto più grande e poco comprensibile agli occhi di un bambino.
<<Che cos’è una rivoluzione?>> domandò mia sorella
Politica, censura, dolore, sofferenza.
Distacco dagli affetti familiari, assenza di libertà.

La rivoluzione è un atto di violenza
Scuole e università chiuse, libri dati alle fiamme, templi saccheggiati.
Un clima dettato da una forte violenza psicologica e fisica.
In quel particolare contesto storico i libri che potevano circolare riguardavano unicamente la propaganda politica, infatti Chen racconta che il suo primo libro per l’infanzia fu su Lenin. Gli illustratori del tempo erano bravissimi, ma il tema e i soggetti dovevano essere sempre e solo politici e in linea con le volontà del Presidente Mao.
Il libretto rosso del Presidente Mao divenne la sola lettura.


Nella mia infanzia non c’era nulla di materiale, neppure la carta su cui dipingere.
La bellezza che dipingo non l’ho mai vista.

Da un giorno all’altro questo clima di forte controllo psicologico e fisico divenne un pensante mattone sul cuore a cui Chen riuscì a rispondere con il più grande dei poteri a sua disposizione, come solo i bambini riescono a fare: l’immaginazione. Così, la sera prima di addormentarsi riuscì a dare vita ai suoi splendidi personaggi e a tutta la bellezza del mondo accarezzando una vecchia crepa del muro.

Chen racconta come dai poster di propaganda politica cercò sempre di osservare il bello: la natura sullo sfondo, i colori e immaginare le meraviglie del mondo.
Passarono gli anni, Chen studiò all’Accademia di Belle Arti di Pechino e nel 1987 decise di andare a Parigi, cominciando a scrivere un diario
Mi sento come un uccello nel cielo blu che non può volare e il mio cuore è bianco come le nuvole..

Io volevo cambiare la mia vita.
Fu un viaggio fantastico.
Chen racconta di questo viaggio come un nuovo inizio, un ricominciare pieno di speranze e carico di sentimenti.
Pochi anni dopo in Francia incontrò la sua attuale casa editrice e iniziò a lavorare come illustratore, non pensando alle storie; ma Chen aveva molto da raccontare, così successivamente la sua casa editrice gli disse che se avesse voluto raccontare le sue storie tutti erano pronti ad aiutarlo.
Nel 1989 pubblicò il suo primo libro per Babalibri, le cui illustrazioni si ispirarono all’arte cinese del XIII sec. d. C., ma Chen voleva creare “qualcosa di più leggero e di più vitale”.

Nel 1997 uscì il primo libro di Chen come autore, La Légende du cerf-volant

Iniziò così un periodo artistico in cui Chen si cimentò come autore di albi illustrati per bambini miscelando sapientemente leggende cinesi con pura invenzione narrativa; proseguì con una fase di studio e di ricerca sugli albi illustrati, quello che lui definisce “il suo apprendistato professionale”. Selezionò più di 20 autori dal ‘700 ad oggi.
Poi passò ad analizzare il funzionamento dell’albo illustrato, dove la parola, l’immagine e la metafora poetica si rivelano importantissime per fare lavorare l’immaginazione dei bambini.
Io ho avuto un’infanzia molto diversa dalla vostra [..] non esistevano libri [..] così quando ho cominciato ho voluto rivivere la mia infanzia e ritornare bambino per poter raccontare delle storie .. la cosa più importante è che a me piacciono molto i bambini, mi piace raccontarmi a loro..
Il mio lavoro non è il libro, ma l’universo del libro.

A conclusione del nostro percorso dopo scuola di lingua e cultura cinese ho desiderato ascoltare i bambini a proposito di storie; lasciando a loro la libertà di sfogliare e di leggere alcuni albi illustrati di Chen, tra cui l’albo che tra tutti rappresenta maggiormente la sua storia, ovvero Io e Mao, ho chiesto ai bambini di parlarmi e di aiutarmi a capire che cosa fossero una storia, un libro e un miracolo, tre parole che da un’attenta lettura nascono e germogliano spontaneamente nel mondo poetico e artistico di Chen.
Nella parziale lettura di Io e Mao ho spiegato brevemente ai bambini il contesto storico in cui era ambientata la storia e ciò che li ha impressionati maggiormente è stata la mancata libertà di lettura, di pensiero e il fatto che fossero stati bruciati dei libri.
“Bruciare dei libri? Dici sul serio tata? Non potevano leggere quello che volevano?”
La lettura è sicuramente (e fortunatamente) un argomento molto caro all’interno del panorama scolastico, ma cosa pensano i bambini? La libertà di pensiero è preziosa? Bruciare un libro che significati può avere? I bambini possono offrirci chiavi di lettura a cui intrecciare riflessioni e considerazioni profonde? Abbiamo ancora la giusta sensibilità di ascolto e il sufficiente spazio autocritico? Ma soprattutto, possiamo imparare qualcosa da loro?










Le culture sono molto diverse, ma le cose fondamentali sono uguali, perchè l’umanità è una sola per cui possiamo essere fisicamente diversi, avere colori diversi, ma in fondo piangiamo per la stessa cosa, ridiamo per la stessa cosa, combattiamo per la stessa cosa, per cui l’umanità è una.
陈江洪 Chen Jiang Hong
E per voi, che cos’è un miracolo?
