
Parlare di e in una lingua non propria implica di per sè un viaggio non solo alla scoperta della lingua stessa, ma anche delle persone che la vivono; la mia immensa fortuna tocca entrambe i punti: la scoperta linguistica, ma soprattutto una umana da raccogliere insieme ai bambini.
Durante questa prima parte dell’anno i nostri incontri in lingua cinese hanno conservato un filo conduttore sottile ma altrettanto forte: il viaggio e le persone.
Si può parlare di una tradizione culturale che risplende di nuova vita in un territorio di accoglienza e che da questa nuova terra viene diffusa in moltissime parti del mondo; una tradizione di cui noi conosciamo pochi dettagli tra cui una simpatica zucca con occhi, bocca e naso, ma che alla base ha radici ben più profonde come il passare delle stagioni, storie di reale sofferenza, di bisogno, di carestie, di ricerca di nuove opportunità, di vita. La grande emigrazione irlandese che regalò all’America Halloween.

Si può leggere una storia di una bambina alla ricerca del suo cucciolo di dragone dove parte attiva della storia lo diventano le parole in lingua cinese, e lo si può fare scoprendo con i bambini una tradizione cinese antichissima di racconto orale e popolare: 纸影戏 zhǐ yǐngxì (carta + immagine + gioco, divertimento, teatro) il teatro delle ombre cinesi .

Ogni bambino ha realizzato l’ombra della protagonista, disegnandola, ritagliandola, facendola propria, mettendo parte di sè nell’ombra da proiettare e nella storia da narrare.
La volta successiva, su richiesta di un bambino, abbiamo provveduto a realizzare altri personaggi, altri luoghi e altre parole per raccontare la storia a modo nostro o semplicemente fare nostra la storia.
Storia nella storia, viaggio nel viaggio, con i bambini abbiamo attraversato spazio, luce, ombre e intrecciato molte identità: io, tu, noi e gli altri.
Un occhio, una bocca, una montagna, una strega, la Grande Muraglia Cinese, tutti elementi voluti dai bambini per narrare incontri di amicizia, di conoscenza, di aiuto.
Quando ci si immerge nel mondo delle ombre è molto difficile riconoscere confini precisi, che siano essi spaziali o temporali e i bambini questo lo sanno bene.
Che cos’è un’ombra?
<<E’ un’immagine tua che la vedi per terra.>> S., 5 anni
<<E’ l’immagine come il riflesso se hai la luce accesa>> D., 5 anni
<<E’ della luce che si unisce alla luce, è una cosa che ci segue>>, A. 5 anni
Com’è altrettanto difficile segnare una linea tra noi e gli altri, tra chi conosciamo e chi è straniero.
Chi è lo straniero?
<<E’ una persona che non conosci che se vuoi puoi fare amicizia.>> A., 5 anni
<<Una persona che si può conoscere>> D., 5 anni
<<Può essere di un’altra lingua>> G., 5 anni
<<Io non lo so cos’è>> C., 5 anni
D. rivolta a C. : <<Sì, ma si può imparare tutto.>>
Chi sono gli altri?
<<Altre persone>> D., 5anni
Così, dalle parole dei bambini e con l’aiuto della lingua cinese, ci ricordiamo che gli altri prima di tutto sono delle persone e come altre possono avere bisogni e necessità diverse dalle nostre che attendono come tutti il tempo di venire accolte e ascoltate.

他人 tārén egli + persona : gli altri, il prossimo
<<La strega è stata buona con Lin perchè gli ha chiesto una cosa e lei l’ha ascoltata>>
C., 5 anni
Ed è proprio in questo preciso punto che auguro a tutti noi di conservare questo spirito di ascolto, di visione e di parola che potrà sempre ricordarci che gli altri sono e saranno sempre il nostro prossimo.
Grazie di cuore bambini.

Un particolare ringraziamento alla scuola dell’infanzia parrocchiale paritaria Sacro Cuore di San Cesario sul Panaro (Mo)