Forse non tutti sapete che l‘Impero cinese dell’epoca Tang (618-907 d.C.) si affacciava sulla scena mondiale come la massima potenza del continente euroasiatico. Definita da molti come l’età dell’oro della storia imperiale cinese, soprattutto sotto la guida dell’Imperatore Taizong il quale seppe governare con abile maestria combinando un perfetto equilibrio tra le virtù civili (wen) e la potenza militare (wu).
Consolidando e centralizzando il potere Taizong estese gradualmente il controllo delle regioni occidentali, valicando il Palmir e raggiungendo gli stati sul fiume Amudarja e perfino l’odierno Afghanistan, così da mettere la Cina in contatto diretto con le regioni di confine del mondo indiano e delle civiltà del Vicino Oriente. Il Tibet, unificato nel 607, divenne per la prima volta tributario della corte cinese. I continui scambi culturali con il Giappone portarono quest’ultimo all’adozione del sistema di scrittura cinese, e dopo una serie di insuccessi, anche la Corea cadde sotto la sovranità cinese.
Durante le epoche precedenti il popolo cinese era venuto in contatto con invasioni barbare e il Buddhismo era riuscito a penetrare tanto da creare, soprattutto durante il periodo dei primi Tang, un clima di tolleranza culturale e di apertura agli influssi stranieri destinato a non avere eguali fino al XX secolo. Ci fu una grande fioritura in ogni aspetto della vita e della cultura e Chang’an (l’attuale Xi’an) divenne un centro che irradiava il suo potere e la sua cultura oltre i confini dell’Asia orientale; senza dubbio all’inizio dell’epoca Tang Chang’an, con oltre un milione di abitanti, fu la metropoli più popolosa al mondo. La bellezza e l’imponenza delle sue costruzioni attiravano visitatori da tutti i paesi: mercanti arabi, monaci coreani e giapponesi e santoni indiani. Per la sua potenza militare, per le istituzioni di governo, per le arti e per la cultura la Cina dei Tang era considerata un modello da emulare da tutti i popoli e da tutte le civiltà che ricadevano sulla sua orbita. Dalla Corea, dalla Manciuria si recavano in Cina per studiare, e ambascerie dal Giappone portavano studenti e monaci ad istruirsi nella capitale.


Il prodotto artigianale di maggiore importanza fu senza dubbio la seta, ma anche la produzione di porcellana traslucida e di ceramica con invetriature a tre colori (sancai) raggiunsero nuovi vertici in larga misura determinati dalla prosperità e dal cosmopolitismo dell’impero Tang. Soggetti come i cammelli, essenziali per i trasporti lungo la Via della Seta, rievocano il flusso di merci esotiche verso la Cina. Centinaia di mingqi raffiguranti cavalli, cammelli e altri soggetti venivano posti nelle tombe della famiglia imperiale e in quelle dei congiunti.
Anche la poesia conobbe un’epoca d’oro, dettata da un perfetto equilibrio metrico, più di 50.000 componimenti, scritti da circa 2.200 poeti. Ancora oggi queste poesie sono considerate fondamento della identità culturale della nazione cinese: i bambini imparano a recitarle a memoria, gli adulti le citano come elementi costitutivi del tesoro della saggezza popolare, quasi proverbi capaci di illuminare le menti in ogni momento della vita quotidiana. Tra i maggiori poeti ricordiamo Wang Wei (699-759), Li Bai (701-762), Du Fu(712-770), Bai Juyi (772-846), Li He (790-816), Wei Zhuang (836-910).
Divertendomi, Li Bai (testo in lingua originale riportato sopra)
Di fronte al mio vino, non ho visto il crepuscolo,
i fiori caduti hanno riempito le pieghe dei miei vestiti.
Ubriaco, mi alzo e mi avvicino alla luna nel ruscello,
Gli uccelli sono lontani, anche le persone sono poche.
Altri generi letterali conobbero una fioritura rigogliosa come la novellistica (xiaoshuo) e le opere narrative (bianwen).
La pittura di epoca Tang giunta fino a noi consiste essenzialmente negli splendidi affreschi delle grotte buddhiste di Dunhuang, mentre la più significativa scultura in pietra, sempre di matrice buddhista, è ampiamente rappresentata nelle grotte di Longmen.




Due delle più importanti invenzioni della storia dell’umanità risalgono ai Tang:
- la stampa
- “la medicina del fuoco”, 火药 huǒyào, ovvero la polvere da sparo.